Il boscaiolo
Il taglio | La Soenda |La teleferica

LA TELEFERICA

Era veloce e anche abbastanza facile l'abbassamento dei tronchi quando soende e söl erano stati costruiti. Ma per costruirli, quanto tempo e quante fatiche! C'erano condotte lunghe anche due chilometri e più. Occorrevano enormi quantità di legname e ne veniva sprecato parecchio negli incastri delle soende e nella costruzione dei cavalli.
L'apparizione della teleferica facilitò il lavoro del borér e ridusse lo spreco del legname, ma non eliminò i pericoli.

Le teleferiche per il legname erano costituite da due funi fisse e da una mobile. La fune portante, cioè quella su cui si caricavano i tronchi, era la più grossa ed aveva un diametro variante tra i 18 e 24 millimetri; la fune di ritorno, cioè quella che riportava in alto le carrucole e le catene, poteva avere diametri dai 12 ai 16 millimetri. La fune traente, più sottile delle due portanti, era mobile e girava su grosse pulegge alla stazione di partenza e a quella di arrivo. Nel suo movimento trascinava con sè i carichi ai quali era ancorata per mezzo di robusti "anelli spaccati".

Nelle teleferiche per il legname, non esisteva, di solito, il motore ed il movimento era generato dal peso dei carichi in discesa, i quali erano almeno due, ma potevano essere anche dieci o dodici. Le due funi fisse erano solidamente ancorate alla stazione di partenza e a quella di arrivo.

Si costruita la teleferica e poi si prendevano decisioni per il trasporto delle funi. Esse potevano essere trascinate in alto con un argano oppure portate a spalla dagli operai. In questo caso occorreva anche una cinquantina di persone e talvolta accettavano perfino le donne, pur di guadagnare una lira.
Nel giorno stabilito per il trasporto, tutti gli operai si riunivano nel luogo dove erano state depositate le funi. Il primo operaio si metteva sulle spalle una matassa di circa 40 chili. Si svolgevano altri due o tre metri di fune e poi si formava una seconda matassa eguale alla prima che veniva affidata ad un secondo operaio. Si continuava così fino a quando tutta la fune era stata svolta. Si formava una lunga fila di operai col loro carico sulle spalle distanziati di due o tre metri l'uno dall'altro. La fune portante veniva trasportata per prima. Essa era la più grossa e quindi la più pesante.

Quando tutti erano pronti, col loro carico sulle spalle, si metteva in moto la lunga fila di operai che cominciavano ad inerpicarsi sulla montagna, seguendo sentieri impervi e ripidi. Durava molte ore quella difficile salita. Con queste modalità venivano trasportate sulla sommità della montagna le tre funi: la fune portante, la fune di ritorno e la fune traente.
Allestita la teleferica, poste in trazione le funi, controllato il corretto funzionamento del tutto, si procedeva al trasporto dei tronchi a valle. Questi venivano legati con catene e appesi alla fune portante per mezzo di carrucole. Il carico giunto in fondo veniva staccato da altri borér, i quali tolte le catene e le carrucole le appendevano sulla fune di ritorno, affinchè fossero ricondotte in alto per essere di nuovo utilizzate.

E' sempre stato pesante e pericoloso il mestiere del borér. Lo era quando si usava la scure e lo è tuttora che si usano le potenti motoseghe. Lo era quando il legname si abbassava con soende, söi e teleferiche e anche oggi con i moderni e perfetti autopescanti. Ma una volta, oltre che pesante e pericoloso, era anche mal pagato.

(sintesi da: Delio Brigà, La fata Gavardina, Publiprint Editrice)