Le streghe
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LE ERBE
ACCONITO
Fiorisce tra luglio e settembre con fiori a forma di elmo. Attenzione particolare deve essere fatta alle radice tuberose, occasionalmente confuse con quelle delle rape o di altre commestibili. Tutte le parti della pianta e in particolare le radici sono tossiche. Se parti della pianta vengono ingerite, immediata è la comparsa del prurito che dalla bocca si estende a tutto il volto, seguito da sensazione di freddo, sudorazione, dilatazione delle pupille, vomito e grave affaticamento. A dimostrazione della pericolosità del veleno contenuto nella pianta, si ricorda che anticamente in India le punte delle frecce venivano intinte con il succo delle radici.
AQUILEGIA
Chiamata anche "amore perfetto" o "amor nascosto" è una pianta che ha goduto molta fortuna in epoche più romantiche dell'attuale.
E' una pianta erbacea perenne la cui parte vegetativa scompare completamente nella stagione fredda, per poi germogliare nuovamente alla fine dell'inverno. In primavera avanzata compaiono i fiori, molto particolari, costituiti da uno sperone uncinato paragonato al becco o agli artigli dell'aquila, da cui il nome comune della pianta. L'aquilegia è una pianta velenosa per il suo contenuto in glicosidi cardioattivi. Tali sostanze danneggiano principalmente il cuore e provocano crampi, difficoltà respiratorie e aritmie.
AGRIFOGLIO
I latini chiamavano questa pianta "Acrifolium", da Acer = acuto e Folium = foglia, in riferimento alle spine delle foglie che venivano poste sulle funi per proteggere la carne salata dai topi, da cui il nome volgare "Pungitopo maggiore". Queste foglie, coriacee ed accartocciate, evocano una funzione di difesa tanto che gli antichi romani, durante i saturnali, ne portavano con se dei ramoscelli come talismani, portatori di prosperità, e ne piantavano vicino alle case per tener lontano i malefici. I frutti, che permangono per tutto l'inverno, sembrano celebrare la rinascita del sole, augurando un anno felice; essi, però, sono energici purgativi, da evitare perché possono provocare vomito sanguinolento anche a dosi modeste.
BELLADONNA
Fiorisce da giugno a settembre. Contiene alcaloidi tossici in tutte le sue parti ed in special modo nella radice e nelle bacche. E' particolarmente pericolosa perché i suoi frutti sono, contrariamente a quelli di altre piante velenose, di sapore gradevole e di aspetto invitante, ma ne basta solamente una per uccidere un bambino e poche di più per un adulto. I bambini possono essere attratti dall'aspetto invitante delle grosse bacche confuse con gli appetitosi frutti del sottobosco, soprattutto i mirtilli.
Come altri veleni può essere usata in minime dosi per curare varie malattie ed è, infatti, coltivata per i numerosi principi attivi, come antispasmodico, per il trattamento di malattie cardiache e del morbo di Parkinson. L'atropina è inoltre usata in oculistica ed il nome specifico della pianta deriva dall'uso cosmetico che ne facevano le donne nell'antichità, per dilatare le pupille e aumentare lo splendore dello sguardo.
Secondo la tradizione è una delle erbe che, insieme allo Stramonio e al Giusquiamo, veniva usata dalle streghe nella preparazione di unguenti che permettevano loro i voli notturni (in realtà viaggi psichici).
I sintomi sono condensati in una vecchia filastrocca inglese:
"caldo come una lepre" (aumento della temperatura corporea)
"cieco come un pipistrello" (dilatazione delle pupille)
"secco come un osso" (blocco della sudorazione e della salivazione)
"rosso come una barbabietola" (congestione del volto e del collo)
"matto come una gallina" (eccitazione psico-motoria, allucinazioni)
COLCHICO
E' una pianta erbacea perenne. I suoi fiori sono tipicamente autunnali; in primavera, invece, compaiono le foglie e i frutti, situati alla base delle prime.
Tutte le parti della pianta e specialmente i bulbo-tuberi sono tossiche, per il contenuto di colchina.
I sintomi causati da questo alcaloide consistono in bruciore alla bocca, nause, vomito, aumento della frequenza cardiaca e dolori toracici. Questi sintomi compaiono precocemente, da 2 a 5 ore dopo l'ingestione di parti della pianta. I sintomi tardivi (più di 24 ore), invece consistono in febbre e insufficienza epatica e renale. La febbre può persistere per alcune settimane. Attenzione deve essere fatta al latte di pecore o capre che hanno brucato questa pianta; gli animali sono piuttosto resistenti all'azione della colchina, mentre il loro latte può essere tossico per l'uomo. Cavalli e bovini invece, abitualmente evitano di brucare la pianta.
DIGITALE PURPUREA
E' una pianta erbacea biennale, che cresce e sidissemina spontaneamente. Nel primo anno di vita della pianta compaiono solo le foglie, mentre nel secondo anno, in estate, compare un lungo stelo che porta i fiori, penduli, a campana, simili ad un ditale (da cui il nome). Tutte le parti della pianta sono tossiche per cui, benché la digitale venga usata in medicina per il prezioso contenuto in glicosidi cardioattivi, se ne sconsiglia vivamente l'uso. I sintomi di un avvelenamento vanno dalla nausea, vomito, crampi e dolori addominali fino al rallentamento della frequenza cardiaca, irregolarità del ritmo e collasso, per non parlare di allucinazioni e vertigini.
Notizie tratte da un opuscolo di Francesco Rigobello
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