Il «cuore» di Cimego lascia tutti a bocca aperta
Giuliano Beltrami - L'Adige
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CIMEGO - Come far rivivere un paese, almeno per una serata. Si può sintetizzare così quanto è accaduto sabato sera a Cimego. Anzi no: a Quartinago, il quartiere storico del paesino del Chiese.
Era in programma la festa, diventata ormai una tradizione che si ripete ogni anno a metà agosto, capace di richiamare nel paese un pubblico impressionante. «C’erano duemila persone», butta lì con orgoglio il sindaco Carlo Bertini. Numeri eccessivi, dettati dall’amore per il proprio paese? Un dato è certo: sono state distribuite quasi mille fette di polenta, duecento più dell’anno scorso Considerando che Cimego ha attorno a trecento anime... Significa che il richiamo di Quartinago è giunto molto oltre i confini.
«E un messaggio che passa di bocca in bocca - spiega Bertini - e che ogni anno consente di avere un numero più elevato di visitatori. Ho visto turisti che soggiornano in valle, ma molti che arrivavano dal Bresciano, da Riva del Garda, dalla Rendena... Siamo davvero soddisfatti».
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Che c’è da vedere a Quartinago? «Un borgo che merita di essere messo a confronto con i più bei borghi d’Italia», commentavano quelli che lo vedevano per la prima volta. In effetti è così. Un grumo di case antiche (le più recenti risalgono all’Ottocento, le altre hanno qualche secolo in più sulle spalle), separate da stradine selciate. Per una notte diventano il teatro vissuto grazie ai proprietari che offrono gli spazi per i figuranti e per i visitatori. In una cantina trovi le cornamuse che suonano, una stalla diventa osteria, in una cucina c’è chi fa filò e in un’altra ci sono le streghe. La gente passa, si incontra, si ferma nel cortile sovrastato dai balconi in legno; si diverte, conversa, catapultata per qualche ora in un mondo lontano: nella civiltà contadina.
È il fascino di Quartinago, quartiere di Cimego, paese che è stato capace di darsi una dimensione turistica in una valle che, almeno da Storo a Pieve di Bono, è a principale vocaziòne industriale. Certo, anche qui non mancano i capannoni, che forse (parere del tutto personale) si sarebbero potuti evitare, preferendo concentrare le aziende là dove il territorio è già sacrificato per questo scopo, come a Storo, Darzo e Condino. Tuttavia Cimego ha saputo valorizzare le sue peculiarità: basti pensare al sentiero etnogr afico di Rio Caino, con le fucine, il mulino, l’orto della strega, le trincee della Grande Guerra. E basti pensare a Quartinago, con casa Marascalchi, edificio tipico della civiltà contadina conservato come un tempo.
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E le streghe? Il centro della festa di sabato sera erano proprio queste, con il loro ballo e la musica inquietante. Leggende e storie vere sulle streghe a Cimego non mancano. Pensa a Bngida, accusata di aver fornito il veleno a Pasotto, voglioso di liberarsi della moglie, e per questo marchiata sulla guancia e costretta a passare il resto della vita ramingando per il mondo. Dal dramma all’attrazione a Cimego il passo è stato breve: il gruppo delle streghe ora fa spettacolo
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