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Statuto comunale

Preambolo

Cimego, in Val del Chiese, nelle Giudicarie Interiori (Trentino Occidentale) vanta le proprie origini al primo millennio avanti Cristo, quando popolazioni di nomadi di origine diverse cercano una dimora stabile nelle impervie e incolte vallate alpine;  di tale insediamento preromano mancano documentazioni concrete in sede locale.

E' verso la fine del I° secolo d.C.  e nei secoli successivi che le Giudicarie Interiori conoscono il dominio romano e territorialmente si trovano a far parte del Municipio di Brescia.  Di questo periodo restano anche a Cimego rinvenimenti archeologici fra cui i tracciati viari dei fondovalle per le grandi comunicazioni fra la Lombardia e le vallate settentrionali del Trentino e del Nord Europa. Con l’insediamento dei Romani prende piede anche la cultura religiosa del Cristianesimo che diviene un fattore determinante nell’organizzazione dell’assetto territoriale. E’ proprio durante il primo millennio d.C. che si assiste all’istituzione  della Pieve, un’importante struttura giuridico - amministrativa  dai connotati religiosi che aggrega le popolazioni stabilizzandole in un ben preciso territorio, offrendo la garanzia di un apparato sociale capace di assicurare l’ordine e di coordinare, in forma unitaria, la vita e le attività delle popolazioni dislocate in piccoli centri abitati disseminati un po’ ovunque e fra loro distanti.

Nella Valle del Chiese nascono così due Pievi: la Pieve di Condino e la Pieve di Bono. Da subito, il paese di Cimego risulta aggregato alla prima e per tutto il periodo successivo ne costituirà sempre una parte integrante. L’esistenza della Pieve, con gli evidenti accentramenti nei luoghi sedi delle Chiese plebane (per Cimego, dunque, la Pieve dell’Assunta di Condino), fa sì che i piccoli centri dislocati sia sul fondo valle che sulle pendici montane, rimangano prevalentemente dediti a forme di economia agro-silvopastorale.

E’ attraverso le Pievi che nel secolo XV si giunge all’organizzazione delle Comunità con Statuti locali che danno ufficialità ad una solida autonomia amministrativa e sanciscono la  divisione del territorio con precisi confini  anche per ogni singola “villa” (paese), come appunto risulta Cimego.  L’amministrazione del “bene pubblico goduto in comune” avviene democraticamente, coinvolgendo tutti i censiti  (vicini)  che eleggono in riunioni pubbliche (assemblee) i propri rappresentanti (console, massaro.

L’autorità Tutoria del Principato Vescovile di Trento sancisce, riconosce e difende l’autonomia delle singole Comunità approvandone gli Statuti.

Questo sistema amministrativo viene abolito nel periodo che va dal 1801 al 1815, unitamente alla soppressione del Principato Vescovile (1803), quando prepotenti dominatori stranieri (Francesi, Bavaresi, Austriaci) intuiscono ed impongono il COMUNE  l’ente di diritto pubblico che getta le basi della pubblica amministrazione comunale moderna. Mentre gli antichi Statuti evidenziano la presenza di popolazioni esclusivamente dedite ad attività agro - silvo - pastorali, il Comune amplia la propria sfera d’azione e di intervento in quanto finalizzato al soddisfacimento di tutte le esigenze sociali istruzione  (scuola), sanità (medici, ostetriche, infermiere, ricoveri),  cancelleria (documenti, attestati, deliberazioni, atti, ecc. ecc.), comunicazioni (viabilità, trasporti, servizio postale, informazione),  servizi (acquedotti, energia, ecc. ecc.).

Quindi nella prima metà del secolo XIX  anche Cimego esce dalla Communitas e conosce la sua elezione a Comune di Cimego, un ente ormai autonomo in campo amministrativo.

Ovviamente si assiste ad un capovolgimento radicale del concetto di “bene comune” che rimane però sempre concretamente radicato sul territorio, fino a giungere intatto e intoccabile fino ai nostri giorni come già delimitato e riconosciuto dai documenti dei secoli precedenti, Statuti e Libro de la Cros.  Durante il secolo decimonono,  nell’ambito dell’amministrazione austroungarica,  dalla legislazione sobria, attenta e rispettosa delle autonomie il Comune perfeziona la sua struttura: municipi,  dipendenti, funzionalità burocratica, ordinamenti, competenze e compiti. E’  sempre nello stesso periodo che vengono a formarsi i Comuni Catastali che sanciscono la territorietà  comunale (con proprietà e possessi)  di Ciascun Ente Pubblico Autonomo;  a Cimego vengono riconosciuti i due poli di Cimego I parte e Cimego II parte.  Nuove regole soprassiedono pure alla conduzione (cariche amministrative)  del Comune stesso.

Le vicende storiche ufficiali (passaggio dei Francesi nel 1800, Corpi Franchi Lombardi 1848, Garibaldini 1860, seconda guerra mondiale 1914 - 18) non incidono direttamente sulla struttura e sulla condizione della pubblica amministrazione locale.

Dopo il 1918 si ha l’annessione al Regno d’Italia;  segue un periodo difficile per i Comuni per adattarsi ad un tipo del tutto diverso di pubblica amministrazione impostata sulla burocrazia centralizzante, nella quasi più assoluta mancanza di rispetto per le autonomie comunali.  Ne è prova emblematica l’accorpamento dei piccoli comuni ai centri maggiori;  anche Cimego viene annesso al Comune di Condino;  a seconda guerra mondiale finita e con l’istituzione della Regione Trentino Alto Adige  (1948), il Comune amministrativo di Cimego riacquisterà la propria totale e sostanziale autonomia amministrativa, nell’ambito però, della legislazione dello Stato Italiano, della Regione Trentino Alto Adige e nel 1972 della Provinciale della Provincia Autonoma di Trento.

Rivendicare oggi una “maggiore autonomia comunale” nella chiara visione storica degli Statuti, della tradizione secolare e della legislazione austroungarica, vuol dire riappropriarsi della “identità”  di cittadini di un ben definito territorio (per buona parte “posseduto e goduto in comune”),  rivendicando responsabile libertà di azione contro interferenze ed ordinamenti che, dal 1801 ad oggi, hanno oppresso le libere competenze locali, ritenute anche oggi maggiormente idonee a rispondere alle esigenze di ciascun Comune secondo usi e costumi irrepetibili ed inalienabili.

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