Dolcino | Margherita | Fabbro Alberto | Gli apostolici | La dottrina dolciniana

Margherita

Fu compagna inseparabile di Dolcino, fedele al punto di condividerne, forse, l'amara sorte del rogo.
Anche su di lei le notizie sono frammentarie e talvolta contraddittorie. Qualcuno sostiene sia originaria di Trento e che proprio in questa città abbia conosciuto "l'eretico compagno"; altri invece optano per la tesi che vede realizzarsi il "fatidico incontro" in una casa di Arco, luogo in cui Dolcino aveva predicato, affascinando con la sua parola e la sua dottrina un consistente numero di persone.
Fatto sta che Margherita fugge di casa all'insaputa dei suoi e con altre quattro persone della sua contrada segue l'innamorato (così testimonia il fratello Ser Boninsegna del fu Odorico da Arco nel dicembre 1332).

 
Anche riguardo alla sua morte le fonti ci forniscono notizie diverse e contrastanti. Secondo alcuni cronisti essa sarebbe stata con Dolcino sul carro che li conduceva al supplizio. Altri sostengono invece che essa terminò prima i suoi giorni sul rogo presso il torrente Cervo, fuori Vercelli. Altri ancora affermano che Margherita avrebbe fatto in tempo ad assistere con fermezza incrollabile al supplizio di Dolcino prima di seguirne la sorte sul rogo a Biella.
(sintesi da un articolo di Franco Bianchini, apparso sulla rivista "Passato Presente - Contributi alla storia della Val del Chiese" - Quaderno n° 4)

Fabbro Alberto

Il personaggio di maggior spicco dell'eresia apostolica non solo nella nostra valle, ma ancora in terra trentina, fu senza alcun dubbio il maestro fabbro Alberto da Cimego. Dolcino stesso sembra riconoscerne la statura morale citandolo espressamente fra i seguaci più fedeli nella sua seconda lettera. Del resto molti testi del processo di Riva nell'indicare la setta apostolica la definiscono come quella "di Dolcino e di Alberto da Cimego", confermando così indirettamente che quest'ultimo fu certo una figura di primo piano dell'eresia in territorio trentino.
Nulla di preciso sappiamo invece sulla sua fine: qualcuno sostiene sia stato "crucesignato" come eretico, altri che fosse stato "condannato ed arso", ma non si dice né dove né quando. Non possiamo così sapere di preciso se sia o meno riuscito a sfuggire agli strali dell'inquisizione trentina seguendo così Dolcino in Piemonte, o se lo abbia raggiunto solo in seguito dopo l'appello della sua terza lettera che chiamava a raccolta i seguaci sul monte Balma, trovando così la morte, all'indomani della terribile strage del monte Zebello, su qualche rogo del Piemonte.
(Sintesi da un articolo di Franco Bianchini, apparso sulla rivista "Passato Presente - Contributi alla storia della Val del Chiese - Quaderno n° 4)