ECOMUSEO DELLA VALLE DEL CHIESE, PORTA DEL TRENTINO
Quello di Ecomuseo è un concetto relativamente recente, sebbene sin dai primi decenni del ‘900, nel nord Europa, si siano registrati alcuni importanti progetti volti alla valorizzazione delle risorse territoriali di un determinato luogo, nell’intento di preservarne la cultura, la storia, l’identità. Ma solo negli anni novanta gli Eco- musei hanno acquistato una propria specificità, diventando un fenomeno planetario. Nel 2003 sono stati riconosciuti i primi quattro Ecomusei del Trentino, tra cui figura anche quello della Valle del Chiese
Volendo trovare una definizione, potremmo descrivere l’Ecomuseo come un “museo a cielo aperto”, un “sistema’ dove vengono evidenziate e avvalorate le azioni significative dell’uomo inserito nel proprio habitat, azioni che si traducono in cultura, tradizione, storia. Ma l’Ecomuseo si diversifica peculiarmente da un museo, per diversi motivi: perché non ha muri ma è all’aria aperta, non sottrae beni culturali ai luoghi dove sono stati creati ma li valorizza nella loro collocazione originale. L’Ecomuseo è qualcosa che trascende l’aspetto puramente culturale per abbracciare la natura, il territorio, mettendo in risalto l'imprescindibile legame uomo-ambiente: vi trovano spazio un ghiacciaio, una vetta rocciosa, un percorso d'alta quota, un laghetto, un biotopo, un castello, una fortificazione bellica, un edificio rurale, una fucina, i prodotti tipici... tutto ciò che “identifica” e “nobilita” un determinato ambito.
L’Ecomuseo della Valle del Chiese è il frutto di un progetto ambizioso condotto dal Consorzio BIM a partire dal 2002; nel 2005 tutti i Comuni vi hanno aderito ufficialmente per una conduzione “in forma associata”. Strutturalmente, tale piano di valorizzazione territoriale è stato organizzato in tre percorsi tematici: Natura, Memoria e Arte, Sapori.
Alcuni “nodi” ecomuseali hanno già acquisito rilevanza a livello nazionale, come il sentiero Etnografico del “Rio Caino”, l’itinerario della Grande Guerra, quello delle Centrali idroelettriche, la farina gialla di Storo.
Anche in relazione al campo di competenza, che risulta estremamente ampio e complesso, questa nuova entità territoriale si prefigge di agire su varie direttrici: nella ricerca, per avvalorare anche sotto il profilo scientifico le risorse naturalistiche e storico-culturali locali, nel recupero e nella conservazione del patrimonio ambientale e storico-architettonico, nella promozione e nella “conoscenza” dei luoghi e delle situazioni più significative della Valle del Chiese: in tal senso, è stato avviato uno stretto rapporto di collaborazione con i Consorzi Pro Loco, che hanno prerogative analoghe, allo scopo di dare massimo risalto ad uno degli obiettivi comuni: il turismo. Notevole è l’impegno dell’Ecomuseo nella didattica e nella formazione, attuate attraverso la predisposizione di percorsi tematici, tra cui spiccano il Sentiero del Rio Caino, il Centro Fauna del Parco Naturale dell’Adamello, che ha sede a Daone, i “laboratori” sulla Prima Guerra mondiale.
Ma l’Ecomuseo si è reso promotore e protagonista anche di eventi strutturali di rilevanza strategica per lo sviluppo della Valle del Chiese: nel 2006, in collaborazione con cinque Comuni locali, si è aggiudicato un finanziamento provinciale — europeo DOCUP (di circa euro 730.000) che si tradurrà, a breve, nella realizzazione di un ulteriore odificio sul Sentiero Etnografico, destinato ad ospitare la “sega veneziana”, nel parziale recupero dei Forti Corno e Larino, situati rispettivamente nei territori di Praso e Lardaro, nel ripristino di una trincea in località Boniprati, nella creazione di un accesso funzionale alla pratica del torrentismo, esercitato sul torrente Palvico, nel Comune di Storo. Con analoghe prerogative e “visione di Valle” è stato recentemente sottoscritto un Accordo di Programma tra l’Ecomuseo — BIM, la Provincia Autonoma di Trento e i Consorzi turistici. Si tratta di un ulteriore piano triennale finalizzato al recupero e alla valorizzazione di alcuni punti strategici della Vallata, che si declina in Otto interventi riguardanti numerose Municipalità ed il cui ammontare complessivo supera abbondantemente i 2 milioni di euro (1.630.000 Euro la quota a carico della Provincia). Tali fondi saranno utilizzati per la conclusione dell’intervento di restauro conservativo dei Forti; la valorizzazione del biotopo di Boniprati, anche attraverso la realizzazione di percorsi escursionistici e panoramici; la realizzazione di nuovi tratti ciclo-pedonali e la costruzione di un bici-grill: la predisposizione di un percorso didattico sul Fiume Chiese; il recupero e l’ampliamento della spiaggia del Lido di Baitoni; la disposizione di “pareti” alberate per “mascherare” alcune zone industriali visibili dalla strada statale del Caffaro; la disposizione su tutto il territorio di una segnaletica specifica che indichi i siti significativi dell’Ecomuseo.
Pur essendo ancora nella fase embrionale, quello descritto è un progetto che ha già realizzato importanti azioni e che può offrire notevoli opportunità per lo sviluppo e la crescita del territorio nella rigorosa logica di rispettarne e valorizzarne le risorse. In tal senso, è particolarmente sentita e perseguita una pianificazione che vada oltre le singole Municipalità per accedere alla dimensione sovra-comunale e che quindi, pur mettendo in risalto le specificità individuali, dia rilevanza alla Valle del Chiese, intesa come ambito potilicamente, socialmente e culturalmente unitario.
L’Ecomuseo della Valle del Chiese è guidato da un Consiglio Direttivo così composto: Presidente: Paola Bodio, Vice Presidente: Roberto Panelatti; Consiglieri: Carlo Bertini, Aldo Armani, Ennio Radoani.

Giorgio Butterini
Responsabile dell ‘Ecomuseo della Valle del Chiese