Cimego e l'eresia
Dolcino | Margherita | Fabbro Alberto | Gli apostolici | La dottrina dolciniana
Quale relazione esiste tra la comunità di Cimego, il suo Sentiero e l'eresia?
Cimego è stato teatro di uno dei tanti episodi dell'eresia apostolico - dolciniana avvenuti in terra trentina. Qui, agli inizi del Trecento, Dolcino, accompagnato dalla fedele Margherita, predicò la propria dottrina raccogliendo intorno a sè numerosi seguaci, tra i quali il suo braccio destro "maestro fabbro Alberto da Cimego" e sua moglie Bianca.
Per ricordare questi particolari avvenimenti è stato allestito lungo il sentiero etnografico un caratteristico "museo": la Casa - Museo di Dolcino e Margherita.
Dolcino
Le fonti storiche che parlano di Dolcino e della sua dottrina sono quanto mai imprecise e discordi e per di più tutte "di parte" avversa.
Non si conosce con precisione la sua data di nascita, anche se si presume sia da collocare verso la metà del secolo XIII (forse il 1260).
Il luogo d'origine è anch'esso incerto: c'è chi lo dice di Trontano, piccolo paesino della val d'Ossola nella diocesi di Novara, chi lo indica come originario di Prato Sesia nella valle omonima, chi di Romagnano Sesia e chi ancora di Novara.Dopo un periodo trascorso a Parma, dove secondo alcuni avrebbe conosciuto la dottrina eretica di Gherardo Segalelli, fondatore della setta degli "Apostolici" e morto sul rogo il 18 luglio del 1300, approda in terra trentina intorno al 1301 e vi soggiorna fino al 1303. La sua predicazione si alternò tra Riva, Arco ed il territorio della Pieve di Condino.
Ricercato dal tribunale dell'Inquisizione ecclesiastica e dal Vescovo di Trento che si opponevano alla diffusione della "eresia dolciniana" - nel 1303 avevano fatto giustiziare sul rogo presso Riva un uomo e due donne considerati suoi seguaci - si ritira in Piemonte, sua terra d'origine.
Qui, contrariamente alle attese, non fu per niente al sicuro: il vescovo di Vercelli bandì contro di lui e dei suoi fedeli, una vera e propria crociata. Costretto a rifugiarsi sul monte Zebello, ribattezzato "Rubello" perché covo dei "ribelli" alla Chiesa, dopo una vera e propria strage in cui trovò la morte la quasi totalità degli Apostolici al suo seguito, il 13 marzo 1307 Dolcino sarebbe stato catturato insieme con la sua inseparabile compagna Margherita.
Dopo un processo, riconosciutisi eretici, posti su un carro sarebbero stati condotti e torturati per le vie della città di Vercelli, città in cui, a seconda delle diverse fonti, morì sul rogo il primo giorno del giugno o del luglio dell'anno 1307.
(Sintesi da un articolo di Franco Bianchini, apparso sulla rivista "Passato Presente - Contributi alla storia della Val del Chiese - Quaderno n° 4)
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