La calchera
I PREPARATIVI PER LA COTTURA: LA RACCOLTA DELLA LEGNA

Prima di iniziare la raccolta ed il trasporto dei sassi necessari per caricare la calchera, era indispensabile preparare la legna. 
La scorta di legna doveva essere sufficiente per portare a termine la cottura.

Era preferibile la legna sottile: legna che producesse molta fiamma e poca brace. Si usavano, di solito, fascine di ramaglie di faggio, di abete o di carpino.

 

Occorreva circa un quintale di legna per ogni quintale di calce ottenuta. In una calcara di media capacità, erano    necessarie quattromila e più fascine.
 
Tutte dovevano essere pronte prima di iniziare la cottura

 

Il calcherot le preparava ammucchiate vicino alla calcara. Le disponeva in bell'ordine, formando una gran catasta a forma di prisma che in alto terminava in una piramide, affinchè la pioggia sfuggisse il più possibile. Ottima sarebbe stata una copertura in lamiere, ma non poteva permettersi un lusso simile il calcherot. Doveva sperare che non piovesse. E se pioveva e se la legna si bagnava, erano guai.
 


Bisognava allora correre ai ripari e coprire almeno una parte della legna e sperare che il bel tempo tornasse. Se il bel tempo non tornava, la legna rendeva meno, diminuiva la temperatura interna del cumulo e la cottura durava più a lungo.La pioggia era un grande cruccio e un grande danno per il calcherot.

 


Essa non bagnava solo la catasta di legna, ma cadeva direttamente sul cumulo rovente, innalzando sopra la bocca nuvoloni grigi di vapore. Se era una pioggia forte e duratura, era compromessa la cottura, o, nel migliore dei casi, la calce era più scadente e con un maggior numero di "malcotti".

(Sintesi da: Delio Brigà, La fata Gavardina, Publiprint Editrice)